ARTISTI PER GLI ANIMALI – Categoria: SCRITTORI
MASLIANICO - Simone Lucchetti, classe 1986, entra a far parte del Gruppo Ambiente 2 Febbraio nel 2002. Dal 2005 è il vicepresidente dell’associazione. Insieme ad Elisabetta Invernizzi è l’ideatore dell’iniziativa ‘Artisti per gli animali’, a cui sceglie di aderire personalmente per poterla vivere e migliorare dall’interno, nonchè per spronarsi egli stesso a scrivere con maggiore continuità.
Animali e poesia sono i suoi massimi interessi, cui dedicherebbe tutto il proprio tempo. Può dirsi perciò un cultore delle battaglie perse, essendo le sue due passioni messe fortemente a repentaglio nella sciagurata civiltà odierna. Nella poesia, come nella vita, preferisce il basso profilo, l’umiltà, l’onestà, la comunione di intenti; mal digerisce gli intellettuali arroccati nelle torri d’avorio, l’ipocrisia degli affetti e la sufficienza nelle prese di posizione. Ama i classici e concede solo ad un genio come Arthur Rimbaud l’irriverenza nei loro confronti. Spera di non riuscire mai a comprendere a fondo gli animali nè a interpretare tutti i loro segnali, per non rovinare la poesia e la bellezza dell’irrazionalità.
Nei testi qui proposti il mondo personale si fonde con quello naturale, come allegoria del forte senso di attaccamento e di compartecipazione, per l’uomo e per gli animali, a un destino comune, seppure da vivere privatamente.
© Copyright Simone Lucchetti. Tutti i diritti sono riservati.
- Preambolo

Non è la parola; non il saluto
della mattina, non il quotidiano
e personalissimo contributo
ai vari discorsi confezionati
né il congedo serale guastato
dall’ennesimo boccone indigesto.
Quello che può distinguere un uomo
dalle –
passatemi il termine – bestie,
al di là delle dovute modestie,
non è la parola, il suo innesto.
Eppure continuate a ripetere
al barboncino di casa, così come
all’allegro volatile senza nome,
che se solo potessero parlare
fareste degli splendidi discorsi,
scordando che sarebbero vuoti,
avvilenti, rincoglionenti e triti
come quelli di tutti i vostri giorni,
come quelli di tutti i vostri riti.
Io dell’animale so il problema
e gli dico: “Quanto sarebbe bello
se potessi scrivere un poema”.
- L’eroe dei fumetti (il pipistrello)
Non ho niente del tuo eroe
dei fumetti e, te ne prego,
quantomeno per oggi smetti
di chiedermi l’esatto conto
degli insetti che affronto
per permettere il tuo sonno,
per liberare le tue membra
da quei fastidiosi ronzii.
T’inganni, ché così ti sembra
di aver un martire al fianco,
uno che si vedrà aggiunto
in qualche stimabile elenco.
Invece nel riposo io sento
il sangue venire alla testa;
la vita magra ed onesta
mi calza come indumento.
- La sfuggente (la lucertola)
Riuscii a prenderti e forse
in ciò non ebbi alcun merito;
non ci vollero troppe corse,
di certo non quelle dovute
a un così bell’esemplare
dalla lingua biforcuta,
dalle meningi evolute.
Ancora non mi capacito
se rinunciasti alla fuga
per un tuo piano tacito
o per il torpore invernale
che ti congelava il sangue,
ma conservo sempre la coda
che lasciasti, dono inusuale,
la sera in cui ci incontrammo;
lì, in poco più di un grammo,
si seccano le contorsioni
e ogni spasimo individuale.
- La solitaria (la talpa)
Imperterriti allestite
una recita permanente
dentro al mondo sociale.
Con il mio sguardo assente
dalla buia tana osservo
il vile, l’ipocrita e il servo
diventare grandi attori;
ormai da tempo ho smesso
di desiderare la luce,
di ascoltare i rumori
che chiunque lassù produce.
Mi chiamate solitaria.
Ma scavando più a fondo
sentireste mancarvi l’aria
anche voi, e tutta l’energia;
capireste ciò che mi porta
ben dentro la mia galleria,
a sognare una città insorta
senza trovare mai riposo.
- Il malato (il topo)
No, non innamorarti di me
e delle mie problematiche,
delle figure peregrine
che con costanza perseguo.
Si innestano automatiche
sventure mentre mi dileguo
tra i miserabili avanzi,
tra le pagine ingiallite
di squallidissimi romanzi.
Quelli come me non vivono
a lungo, si addormentano
sfiorando la vita; ci spegne
un cuore debole, la fame,
la vergogna nelle rassegne
patetiche o tutto il veleno
nascosto nel vostro reame.
- Il migratore (il rondone)
Chilometri e chilometri
a perdifiato, senza sosta,
sopra terre e perimetri.
Impossibile attendere
il solleone o la risposta
a un’istanza protocollata
da un impiegato con ozio;
durante il volo assiduo
sopra il miracolo edilizio
cibarsi, dormire, accoppiarsi,
con esiti per lo più scarsi
ma qualcosa di non frivolo
deve essere ancora scoperto,
qualcosa che possa dare
un inesauribile conforto.
Il nemico ha un suo schema
collaudato se abbassiamo
le difese o l’alta quota;
e il nemico varia, si chiama
timore (vigliacco pilota),
benessere (virus vorace),
stanchezza (la morte precoce).